Come affronti l'incertezza?

Mi è capitato diverse volte di avere un sito da mettere online entro una data precisa (per una fiera, un evento di marketing o altre cose non prorogabili), in situazioni in cui i tempi stretti non davano la certezza di potercela fare.

Uno dei modi in cui ci viene più naturale reagire è cercare di combattere l’incertezza a testa bassa, cercando di lavorare il più possibile e ignorando il timore che le cose possano andare male. Non siamo sicuri che serva a qualcosa, ma almeno ce l’abbiamo messa tutta. Se non siamo noi a fare il grosso del lavoro, cerchiamo certezze dai collaboratori dove è impossibile che ne possano dare, magari fissando scadenze strettissime a richieste vaghe e di conseguenza difficilmente stimabili. Di fallimento non si può parlare apertamente in team, non è proprio accettato, e di conseguenza non ci si prepara ad eventuali scenari differenti. Irrigidisco i miei piani, cerco di combattere l’incertezza del progetto con una pianificazione certosina, che mi aiuta ad avere l’illusione del controllo, ma che si scontrerà con la realtà dopo poco e crollerà come un castello di carte.

Ma c’è un’altra modalità che possiamo usare, quello di affrontare la realtà e prepararsi ai vari esiti che potrà avere il nostro progetto, domandarsi: “Come facciamo a fare in modo che se non riusciamo a finire tutto in tempo, il danno sia il più piccolo possibile?”. Accettiamo che le cose possano anche andare male, parliamo apertamente di questo e capiamo che il successo non è bianco o nero, probabilmente è una scala di grigi, ci sono cose che se non ci sono entro la scadenza è un grosso problema e cose che non sono così cruciali. Organizziamo la pianificazione perchè sia pronta a nuovi intoppi, mettiamo subito al sicuro le cose più importanti e poi facciamo evolvere raffinando con tutte le cose secondarie. Creiamo piani B, per le cose che potrebbero non essere pronte in tempo.

La stessa logica vale per tante altre cose rischiose o incerte.. mi è capitato di fare un contratto per acquistare sviluppo software da un’azienda con cui non ho ancora un rapporto di fiducia consolidato e ci sono due modi anche lì:

  • Provo a fare un contratto corposo in cui cerco di prevenire ogni possibile problema, fissando molto rigidamente tutti i requisiti, come andrà sviluppato, metto delle penali nel caso le scadenze non siano rispettate, vincoli sulle tecnologie, vincoli sul processo, ecc.

  • Faccio un contratto molto leggero, in cui se le cose vanno male posso interrompere la collaborazione molto in fretta, limitando le perdite e rimango in contatto con l’avanzamento del progetto, in maniera da accorgermi presto di eventuali problemi. Accetto quindi che potrebbe capitare che per qualche motivo non riusciamo a lavorare bene assieme, e rendo facilmente correggibile la mia scelta.

Come al solito nel primo caso cerco di annullare l’incertezza (che non è possibile) e faccio schizzare il costo del fallimento, nel secondo invece accetto che non ho il potere di controllare tutto ma ho il potere di ridurre al minimo il costo di un fallimento e di reagire in fretta.

Prima accettiamo che non siamo in controllo di tutto, meglio saremo in grado di reagire.

E tu hai in mente altre situazioni in cui far finta che non si potesse fallire ha fatto molti più danni che affrontare la realtà?


Se sei nuovo qui, piacere di conoscerti! Sono Pietro Campagnano e come consulente strategico mi occupo di aiutare startup e piccole aziende a creare prodotti digitali.
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