Un pessimo modo di collaborare (e uno migliore)

Qualche settimana fa usando Pocket, un’applicazione che uso per salvare gli articoli che mi interessano, ho notato un messaggio molto strano:

Cosa c’entrano i miei risparmi? E perchè aggiornare dovrebbe proteggerli? 🤔

Ah, no.. forse nella traduzione hanno male interpretato “savings”, che in inglese significa sia risparmi che cose salvate.. e quell’aggiorna è da “upgrade”, che in italiano significherebbe qualcosa come “passa al piano superiore” o forse in questo caso più facilmente un “Abbonati” (dato che sto usando il piano gratuito).

Ma questo è un bel problema per Pocket, quello è il pezzo dell’interfaccia che più di tutti dovrebbe portare i guadagni all’azienda, e non si capisce nemmeno cosa fa. Mi immagino che non abbia proprio dei buoni tassi di conversione… Eppure non credo sia colpa dei traduttori, il problema è un po’ più sottile.

Vediamo un attimo come collaborano di solito i produttori di software con le aziende che offrono servizi di traduzione:

  1. I programmatori estraggono dall’interfaccia tutte le frasi o le parole che appaiono nell’interfaccia (bottoni, testi, qualsiasi cosa)

  2. Questo file contenente le varie frasi da tradurre viene passato all’azienda di traduzioni

  3. I traduttori usano un software per assegnare ad ogni frase la sua traduzione, avendo come unica informazione il testo sorgente.

Quindi il nostro povero traduttore che si è trovato a dover tradurre “Upgrade” senza nessun altro indizio, come poteva scegliere la giusta interpretazione?

Come spesso capita il modo in cui collaboriamo ha un impatto gigante sui risultati che possiamo avere, mettere delle persone competenti e volenterose di fare un buon lavoro in una struttura inadeguata farà disperdere inutilmente energie e porterà a risultati mediocri.

Nel caso delle traduzioni, una buona soluzione l’ha trovata Giulia Tarditi. Al posto che dare ai traduttori un testo sorgente da tradurre, dà una breve descrizione funzionale, come ad esempio: “Questo bottone permette all’utente di passare ad un piano a pagamento.”. In questa maniera tratta i traduttori più come dei copywriter, le traduzioni sono molto più naturali e da degli esperimenti risulta che le conversioni aumentino anche dell’80%.

Potrebbe sembrare che il metodo del testo sorgente ti da più controllo, ma è una falsa illusione, come abbiamo visto dai risultati imbarazzanti che produce. Dobbiamo accettare che nel mondo dei knowledge worker è impossibile non delegare decisioni. E per fare che queste decisioni siano prese al meglio dobbiamo creare delle relazioni di fiducia e dare alle persone tutto il contesto necessario.

A tra 2 settimane!

PS. Se volete approfondire l’approccio di Giulia alle traduzioni, qua c’è un paper introduttivo ed un webinar.